CENNI SULLE VIE DI DUEVILLE

ARNALDI
Arnaldo Arnaldi ( 1914 – 1944 ). Fu medaglia d’oro della Resistenza. Morì durante gli scontri a Granezza, nell’altopiano di Asiago.

ASTICHELLI
La via prende il nome dalla roggia Astichello. L’Astichello, un canale dell’Astico, fu ampliato nel 1470, in modo da poter costituire una via commerciale per il trasporto di merci a Vicenza; era anche detto “roza dele legne” perché serviva per trasportare la legna a Vicenza. Per l’uso delle acque nel territorio di Dueville, furono investiti i conti Da Porto.

ASTICO ANTICO
Questo toponimo sta ad indicare l’antico corso dell’Astico. Un tempo l’Astico scorreva direttamente a Vicenza e, fino al Mille, occupava il letto del Bacchiglione e formava il lago di Pusterla (l’attuale Laghetto), prima di arrivare a Vicenza.

BARCON
Fienile realizzato in montagna o in campagna, sui margini del prato o vicino a casa, ricoperto da un tetto sostenuto agli angoli, da quattro pali.

BUSECA
In via Buseca esisteva un’antica trattoria, ora chiusa. I primi proprietari, all’inizio del secolo, provenivano dal milanese. Buseca è una tipica zuppa lombarda, con le trippe. Il piatto particolare che veniva proposto, dette il nome all’osteria e successivamente alla via.

BUSNELLI
Gaspare Busnelli (1845 – 1916), fu sindaco di Dueville dal 1895 al 1916.
Proveniva da Schio e conosceva Alessandro Rossi. Fu anche questo uno dei motivi dell’insediamento della fabbrica Lanerossi, ( 1904) proprio a Dueville. Gaspare durante la sua Amministrazione si adoperò per costruire numerose opere pubbliche, fra queste, nel 1915, le scuole elementari.

CA’ BASSA
“ Una peza de tera alla bassa” (a.1541).Il nome deriva forse da una casa bassa o, più probabilmente, per la conformazione del terreno posto più in basso rispetto alla via Corvo.

CA’ PAIELLO
Ca’ Paiello si può individuare nella corte Binotto, in viale Vicenza, ora in abbandono. L’edificio costituiva un tipico esempio di una grande corte contadina. Era uno degli edifici rurali più importanti di Dueville. Apparteneva alla nobile famiglia dei Pagello, da cui il nome. Verso la fine del 1500 Angela, figlia di Bernardino Pagello, sposò il conte Gabriele Porto.

CARLESSE
“ Apud aquam Carlaxe Sancta Maria” (a.1407). Toponimo molto antico di origine incerta. Il suo significato non è ancora stato definito. Il toponimo stava ad indicare un corso d’acqua con una probabile presenza di un mulino.

CARTIERA
La via prende il nome dall’antichissima cartiera. Oltre l’attività agricola, la cartiera rappresenta il primo insediamento economico e commerciale nel paese. La cartiera, funzionante intorno al 1500, era di proprietà dei conti Da Porto e utilizzava l’acqua della roggia Molina. L’acqua era molto importante in quei tempi; rea infatti l’unica fonte di energia per far muovere i molini, i magli, le cartiere.

CASONI
Il casone, tipica casa veneta, con coperto di paglia, era abbastanza diffuso nel nostro comune. Un tempo l’attuale via G. Roi era detta via Casoni.

CHIUPPESE
Prende il nome dall’antichissima badia di S.Maria Etiopissa, in località Tre scalini, la più importante delle chiese antiche della zona. Il nome deriva da Teupexe-Chiuppese, Ciuppese. Fu donata al monastero benedettino di Pomposa dai Da Vivaro nel 1107. La sua origine è molto più antica e si può far risalire al VII secolo. Fu la matrice della chiesa di Vivaro; fino alla metà del secolo XV le funzioni parrocchiali per i centri di Vivaro, Cavazzale, Polegge e Povolaro erano svolte dalla chiesa della badia.

CORVO 
“In ora calis S.Petris sive Coruby” (a. 1407). Corvo, toponimo per “curva”. ? La romana via dell’Astagus, proveniente da Vicenza, al Corvo si biforcava in due rami: il primo diretto a Chiuppano, il secondo a Breganze.

DA PORTO
Antica e potente famiglia di Vicenza. Fin dal 1400, i Da Porto si presentavano come una famigli di tradizioni militari. Vastissimi erano i loro possedimenti nella provincia di Vicenza. L’imperatore Carlo V con diploma del 14 dicembre 1532 eresse in contea di castello di Vivaro, concedendo il titolo di “conti di Vivaro” a tutti i rami e discendenti della famiglia Da Porto. Di proprietà dei Da Porto erano a Vivaro, la villa Da Porto – Casarotto; la villa Da Porto- Del Conte; la cartiera, la ca’ Binotto in viale Vicenza e ca’ Cecchini, dopo il ponte sul Bacchiglione.

DUE PONTI
Prende il nome, da due ponti situati quasi all’altezza della confluenza del Bacchiglione con il Timonchio. Infatti la strada comunale detta” dei due ponti” è una laterale di via G. Roi e passa per Ca’ Bassan. Oltre il Bacchiglione, attraverso dei sentieri si può raggiungere la via “Due ponti”, laterale di via Bacchiglione.

FORNACI
“In le pertinenze di Caldogno in la contrà della fornace” (a.1541). La via prende il nome da una fornace di laterizi ivi esistente, probabilmente in funzione già dal 1500.

GRUMELLO
“In ora grumelli” (a.1407). Il termine indica un rialzamento del terreno e
deriva dal latino “grumus”, cioè mucchio di terra, causato dai detriti
dell’Astico che passava da quelle parti.

MARASCARE
“In ora de maraschis” (a.1407). Probabilmente il nome deriva da coltivazioni di marascare ivi esistenti. Le marascare sono i frutti di una varietà di ciliegie.

MILANA
Giacomo Milana, marito di Angela Porto – Barbaran, era un commerciante che si nobilitò nel 1816. Alcuni discendenti di questa famiglia parteciparono alla vita politica del paese.

MOLINETTO
Antica è la via Molinetto a Povolaro. La via prende il nome da un molino
presente che era, nel 1700, di proprietà del conte Pietro Saraceno, il molino era situato al posto dell’attuale.

MOLINO
“App. la strada de li mulini” (a. 1541). Nel 1628 esisteva un molino dei Monza dato in affitto a “Menego Gentil deto Scudela” nello stesso posto dell’attuale molino Bagarella Santo, ora Marioni. La famiglia Scudella acquistò successivamente il molino. Si utilizzava l’acqua della roggia Molina di cui i Monza avevano l’investitura. La roggia Molina fino al 1800 confluiva direttamente nel Bacchiglione, a Vivaro. La roggia Molina nasce in

località Carlesse. Nel breve tratto di tre km, muoveva le ruote del molino Bagarella, del molino Farina, della cartiera e di un altro molino trasformato poi in opificio da G. Roi, nell’Ottocento.

MONZA
La piazza prende il nome dalla nobile famiglia dei Monza; proveniente da Milano, ottenne la cittadinanza Veneta nel 1396. Nel 407 Alberto Monza acquistò da Cortesia da Sarego vastissimi possedimenti “ nella villa dei Doi Ville” con il privilegio di riscuotere la quarta parte della decima, di nominare i decani (sindaci), con i diritti di caccia e pesca e con la possibilità di nominare dei guardia boschi. La loro residenza era a Vicenza. A Dueville avevano, le case “dominicali”, cioè case del padrone usate dai loro fattori o palazzi di villeggiatura. Fra queste: il villino Maccà, la barchessa dietro la chiesa, la casa Ramina, il Municipio e altre ancora.

MORARO
La strada prende il nome dall’albero “Moraro” o Gelso. Fu introdotto in Italia nel XII, quando fu importato il baco da seta. I filari di Morari elementi caratteristici della pianura veneta, quando l’allevamento del baco da seta era praticato sul piano artigianale e familiare. La via Moraro partiva dalla piazza, proseguiva per via Rossi e comprendeva l’attuale via Pasubio.

PRA CASTELLO
“Castello” era il nome di una famiglia vicentina. Alla fine del 1600 erano
proprietari della chiesetta e della casa colonica in via S.Anna.

QUATTRO NOVEMBRE
I ricordo della vittoria nella prima guerra mondiale. Dueville, paese a ridosso del fronte, risentì degli avvenimenti della prima guerra. Circa cinquanta donne lavoravano per preparare indumenti per i militari.
Due officine costruivano munizioni. Oltre un migliaio di profughi erano alloggiati nelle varie case a Dueville. C’erano inoltre circa due mila soldati accampati, in varie località. Fu installato nel nuovo edificio scolastico del centro, un ospedale militare da campo inglese, con oltre duecento posti letto. Si requisiva paglia e fieno per l’esercito. Era necessaria la tessera per l’acquisto di pane, riso e zucchero. Mancavano inoltre l’olio, il formaggio e ogni altro genere di condimento.
Circa seicento furono gli uomini chiamati sotto le armi. Di questi, i caduti furono 134.

RADOVICH
Antonio Radovich nacque a Spresiano (TV), il 1 maggio 1837. Morì a Dueville il 29 dicembre 1923. Partecipò alla spedizione dei Mille, con G. Garibaldi.

REONDA
“In là contrà della zanchetta appresso la rionda” (a.1541). Si fa l’ipotesi che la “rionda” fosse una costruzione rotonda probabilmente una torre o un edificio fortificato.

RISARA
Nel bacino dell’Astichello, intorno al 1600, vi erano molte colture di riso. A Chiuppese vi era la risara del conte Marco Negri; anche alla badia di S. Maria Etiopissa, vi era una posta da riso. Nel 1663 il conte Giulio Porto aveva ottenuto l’investitura delle acque di Vivaro che servivano parte per “irigar terreni e parte per uso di risara”. La coltivazione del riso contiunuò fino alla seconda guerra mondiale.

RIZZOLO
Francesco Rizzolo era il rappresentante della comunità di Dueville nei contrasti con la famiglia Monza. Nel 1627 fu ucciso dai sicari dei Monza. Egli era il “ il più esperto di ogni altro del suo Comun, ..” a far valere le ragioni della Comunità. Venezia poneva fine alla controversia, assegnando alla Comunità quei diritti che sino ad allora erano stati goduti dai feudatari. Per ricordarlo, per più di 200 anni, la Comunità faceva celebrare delle messe, ogni anno.

ROZZOLA
“In le pertinenze di Povolaro in là contrà della Rozzola”(a.1541). Il nome deriva da “roggia”. La Rozzola è infatti una roggia che scorre a Povolaro e le cui acque servivano per far muovere il “molinetto”.

S.ANNA
Il nome deriva dall’omonima chiesetta di S.Anna che fu costruita al posto di una piccola cappella ivi esistente, nel 1642 dal Sig. Agostino Cavazza.

SANTA FOSCA
La via prende il nome dalla chiesetta di S. Fosca, presso il cimitero. Di origine antica, nel 1107 fu donata dai Da Vivaro al monastero di Pomposa (Ferrara) con S. Maria Etiopissa. Forse di origine longobarda, S. Fosca era la chiesa di una villa o di un centro abitato, ben distinto dalla pieve di S. Maria. Si fa dunque l’ipotesi di un due distinti insediamento, di due centri; forse in questo periodo si può far risalire il nome Due – Ville. Fu adibita a cimitero nell’anno della peste del 1630 e successivamente serviva da cimitero solo in caso di epidemie. Le leggi napoleoniche, vietando la sepoltura nel sagrato della chiesa, indussero il comune a trasportare a S. Fosca stabilmente il cimitero. Prima il cimitero era nel piazzale della chiesa.

SEGA
“Confina con Vivaro, con la sega la via comunale e il Bachigion” (a.1541).Prende il nome da un’antica segheria situata dietro i molini Bagarella, funzionava con l’acqua del Bacchiglioncello, ed era, nel 1541 di proprietà dei Da Porto.

VILLANOVA
Il termine indica un luogo bonificato. Nel Seicento e nel Settecento, i nobili Monza, quando stipulavano i vari contratti di livello, offrivano in affitto gratuitamente, per alcuni anni, delle loro proprietà, purché i contadini le disboscassero e le rendessero coltivabili. Erano le terre chiamate “novalia”, sulle quali non gravavano le decime ed altri tributi.

VEGRE
“Una possessione alle vegre”(a.1541). Vuol dire terreno arido, incolto, sassoso. E’ un toponimo antico che si trova anche in comuni limitrofi. Erano i terreni sassosi, formati dalle alluvioni dell’Astico. Fin dal Cinquecento, si bonificavano queste terre “con le chiare e con le torbide” dell’Astico. Con una serie di roste, quando l’Astico, nel periodo di piena, invadeva i campi, fermavano l’acqua limacciosa. Quando l’acqua si prosciugava, i sassi venivano un po’ alla volta coperti dai depositi di terra.

Cambio del nome di alcune vie.

Il 15 maggio 1889, il Consiglio Comunale di Dueville deliberò di cambiare alcuni nomi di vie, sostituendoli con altri:

via Casoni o Riorta in via Giuseppe Roi;
via piazza in piazza Monza;
via fornetto in via Garibaldi;
via Chiesa in via Roma;
via molino, (una parte), in via Caprera;
via Orsole in via Emanuele;
via S.Fosca o capitello in via Umberto.

SCHEDE VARIE

L’ACQUEDOTTO DI PADOVA

Padova cominciò a pensare ad un proprio acquedotto circa 150 anni fa. Era allora una città di circa 75.000 abitanti. Si vagliarono diverse località come Fontaniva, Oliero, Camisano e Dueville che godevano di acque di sorgente potabili. Dopo un ventennio di dibattiti la scelta cadde su Dueville. L’acqua era più potabile e più abbondante.
L’acquedotto fu inaugurato nel 1888. Le opere furono costituite da una vasca di raccolta, da pozzi e da una lunga condotta da Dueville a Padova. Questa condotta, chiamata canaletta, è alta 1,10 m, ha una sezione di 70 cm ed è lunga 40 km. La canaletta non trasporta l’acqua in pressione, ma a pelo libero. Nel 1945 fu costruita una seconda condotta che trasportava l’acqua di una ventina di pozzi posti a nord di Vicenza. Mentre la prima condotta seguiva la Statale VI-PD, per la seconda fu seguita la linea ferroviaria. Le due condotte possono portare complessivamente 1.400 litri al secondo, limite imposto dal Piano Nazionale degli Acquedotti. L’acquedotto di Padova serve una popolazione di circa 300.000 abitanti. L’acqua del sottosuolo di Dueville è di ottima qualità e non ha niente da invidiare a tante acque minerali.

Leone di San Marco: il campanile della parrocchiale di Dueville è il campanile della vecchia chiesa seicentesca. Sul lato rivolto ad est, è murata l’unica lapide con il leone di San Marco presente a Dueville. Il Leone era il simbolo della Serenissima Repubblica. Lo Stato di Venezia fu lo Stato economicamente più potente di tutta Europa, per più secoli. La lapide posta sul campanile ricorda le vicende del contrasto che opponeva la Comunità di Dueville contro il potere dei Monza. L’iscrizione ricorda che il campanile fu costruito con il contributo di tutta la comunità e non con i soldi dei nobili Monza che lo volevano erigere.

Cartiera Valente e la roggia Molina: la lavorazione della carta a Dueville risale al Quattrocento. La prima cartiera era situata presso il Bacchiglioncello. La cartiera attuale fu invece costruita dalla famiglia Da Porto intorno alla metà del Cinquecento. La cartiera è uno degli esempi di archeologia industriale più notevoli di tutto il vicentino. La cartiera utilizzava l’acqua della roggia Molina. L’acqua, con la forza degli uomini e degli animali, era un tempo, l’unica fonte di energia. La roggia Molina nasce in località Carlesse. Nel breve tratto di tre km, muoveva le ruote del molino Bagarella, del molino Farina, della cartiera e di un altro molino trasformato poi in opificio da G. Roi, nell’Ottocento.

Lanerossi: nel 1904 la Società del lanificio Rossi di Schio chiese al comune di Dueville di acquistare un terreno di proprietà comunale per stabilirvi un’industria tessile. La società Rossi scelse Dueville anche per gli interventi dei fratelli Busnelli: Gaspare sindaco di Dueville e Gaetano che abitava a Schio. La fabbrica Lanerossi di Dueville contribuì in maniera determinante allo sviluppo economico del paese. Lavoravano anche 1.300 persone. Caratteristica era la figura dell’operaio – contadino, essendo la piccola proprietà agricola molto diffusa.

I MONZA
La famiglia Monza non faceva parte dell’aristocrazia vicentina e non era neppure originaria della pianura veneta. Il padre di Alberto, era giunto a Vicenza da Milano al seguito dei Visconti, le cui truppe vittoriose sugli Scaligeri, tennero Vicenza fino al 1404, prima di soccombere all’avanzata veneziana. Pur mantenendo stretti contatti con il milanese, i Monza si stabilirono nella città Berica, avviando lucrosi commerci ed estendendo il loro raggio di azione fino a Venezia.
Nel 1396 Alberto riuscì ad ottenere dalla Serenissima la cittadinanza, con il diritto molto ambito, di commerciare sulla piazza di Rialto ed entrare così nel giro del grande commercio mondiale di Venezia. Quasi subito i Monza sentirono la necessità di diversificare le attività economiche e l’impiego dei capitali, rivolgendosi in particolare verso la proprietà terriera e i beni fondiari. Con l’acquisto di Dueville, i Monza si impegnarono nella conduzione del fondo, ma la loro attività principale rimanevano i commerci specialmente di tessuti e lane il cui sbocco principale restava il porto veneziano, dove Alberto

possedeva un deposito per le mercanzie.
Altri membri dei Monza erano notai, proprietari terrieri, prestatori di danaro, investitori, sedevano nel Gran Consiglio di Vicenza ed erano tra le prime dieci famiglie più importanti e ricche di Vicenza. I Monza continuavano a Vivere a Vicenza per mantenere stretti contatti con le famiglie più potenti. Vivere in città era l’unico modo per distinguersi ed avere quegli onori che la vita in un paese non era in grado di assicurare. Se la residenza dei Monza era a Vicenza, molti di loro passavano buona parte

dell’anno a Dueville, dove meglio potevano occuparsi dei propri possedimenti. Ogni ramo della famiglia Monza possedeva a Dueville almeno una casa dalle caratteristiche più o meno lussuose, che consentiva un confortevole soggiorno ai proprietari.
A Dueville i Monza avevano esercitato tutto il loro potere. Molti privilegi e diritti li aveva reso, a tutti gli effetti signori del paese, con una discrezionalità di potere che trovava pochi paragoni nel vicentino: i Bissari, a Costabissara, i Traverso ad Alonte, e i Pisani a Bagnolo.
Con l’acquisto del villaggio, i Monza avevano acquisito una serie di diritti: l’amministrazione della giustizia fino a 5 lire, la facoltà di redigere gli estimi del comune, con le conseguenti tasse da pagare; l’elezione dei rappresentanti della comunità; i diritti di caccia e pesca e le decime, cioè la decima parte dei prodotti della terra. Il ricavato di tutte queste rendite non veniva però speso per la comunità, ma costituiva il reddito della famiglia Monza. All’inizio i Monza riuscirono a respingere gli attacchi che la comunità portava per affrancarsi da questo dominio. Solo nel Seicento, con la politica della Repubblica di Venezia che favoriva le comunità nei contrasti con i nobili, la popolazione di Dueville riuscì a togliere ai Monza alcuni privilegi. I Monza tentarono tutte le vie legali possibili e addirittura non disdegnarono di colpire nel sangue il tentativo di libertà.
Alcuni membri della famiglia, nel 1627, assoldarono dei sicari e uccisero Francesco Rizzolo, rappresentante del comune. Questo omicidio spostò l’equilibrio delle forze in favore della comunità: la mano della giustizia veneziana si abbatté pesantemente sui colpevoli, che furono subito identificati e processati dai rettori di Vicenza e furono condannati a 10 anni di relegazione a Zara.

SINDACI DEL COMUNE DI DUEVILLE

1872 Fontana cav. Vincenzo
1876 Lobba Gaetano
1893 Vantin Giuseppe
1893 Scipione Salvetti
1895 Gaspare Busnelli
1916 Pietro Cavalli
1920 Angelo Magnabosco

Testo di Francesco Marchesin